Il mio primo disegno di legge per il diritto delle donne emigrate a trasmettere la cittadinanza

Nel dialogo che ho intrattenuto con gli elettori durante la recente campagna elettorale, la cittadinanza è emersa come uno dei temi di maggiore sensibilità per gli italiani all’estero. Chi l’ha perduta per assumere di necessità la cittadinanza del paese di insediamento, quando non se ne poteva avere più di una, e chi non l’ha potuta avere perché discendente da una donna sposata con uno straniero o perché nato prima del 1 gennaio 1948, non si è rassegnato ad una condizione che considera ingiusta.

italiane emigrate e trasmissione di cittadinanza

emigranti italiani

Su questa e su altre questioni aperte, mi sono impegnata con gli elettori a fare del mio meglio se fossi stata eletta nel Parlamento italiano. Gli elettori hanno creduto nel mio impegno e io, ringraziandoli per la fiducia che mi hanno accordato, sento il dovere di onorare la parola data.
Anche se il Parlamento non ha ancora trovato il suo compiuto assetto operativo per le persistenti difficoltà di formare il nuovo Governo, considero giusto fare un primo passo concreto, anche per compiere un atto di responsabilità verso i cittadini in un momento che di responsabilità ne richiede tanta, da parte di tutti.

Per questo ho presentato un disegno di legge, per il quale sto raccogliendo le firme di colleghi di ogni orientamento, mirato a consentire che i discendenti delle donne che hanno perduto la cittadinanza per il solo fatto di avere sposato uno straniero o perché nati prima del 1 gennaio 1948, la possano avere.

La Cassazione ha già sancito con sentenza questo sacrosanto diritto, ormai acquisito davanti ai giudici, ma se non si modifica una legge esistente non è possibile vederselo riconosciuto in via amministrativa, spendendo di meno e senza aspettare degli anni.
Nello stesso tempo, ho cofirmato un altro disegno di legge del collega Marco Fedi, sempre in tema di cittadinanza, che consente il riacquisto da parte dei tanti italiani che l’hanno perduta per avere preso la cittadinanza del paese di residenza.
Voglio anche dire che il riconoscimento per le donne di trasmettere la cittadinanza ai propri discendenti, prima di essere un’attestazione di un diritto, è un’affermazione di parità e di dignità. Mi si consenta di dire che sono orgogliosa come donna per avere potuto, nel mio piccolo, concorrere per l’affermazione di un principio così importante.

Nel dialogo che ho intrattenuto con gli elettori durante la recente campagna elettorale, la cittadinanza è emersa come uno dei temi di maggiore sensibilità per gli italiani all’estero. Chi l’ha perduta per assumere di necessità la cittadinanza del paese di insediamento, quando non se ne poteva avere più di una, e chi non l’ha potuta avere perché discendente da una donna sposata con uno straniero o perché nato prima del 1 gennaio 1948, non si è rassegnato ad una condizione che considera ingiusta.

Su questa e su altre questioni aperte, mi sono impegnata con gli elettori a fare del mio meglio se fossi stata eletta nel Parlamento italiano. Gli elettori hanno creduto nel mio impegno e io, ringraziandoli per la fiducia che mi hanno accordato, sento il dovere di onorare la parola data.

Anche se il Parlamento non ha ancora trovato il suo compiuto assetto operativo per le persistenti difficoltà di formare il nuovo Governo, considero giusto fare un primo passo concreto, anche per compiere un atto di responsabilità verso i cittadini in un momento che di responsabilità ne richiede tanta, da parte di tutti.

Per questo ho presentato un disegno di legge, per il quale sto raccogliendo le firme di colleghi di ogni orientamento, mirato a consentire che i discendenti delle donne che hanno perduto la cittadinanza per il solo fatto di avere sposato uno straniero o perché nati prima del 1 gennaio 1948, la possano avere. La Cassazione ha già sancito con sentenza questo sacrosanto diritto, ormai acquisito davanti ai giudici, ma se non si modifica una legge esistente non è possibile vederselo riconosciuto in via amministrativa, spendendo di meno e senza aspettare degli anni.
Nello stesso tempo, ho cofirmato un altro disegno di legge del collega Marco Fedi, sempre in tema di cittadinanza, che consente il riacquisto da parte dei tanti italiani che l’hanno perduta per avere preso la cittadinanza del paese di residenza.

Voglio anche dire che il riconoscimento per le donne di trasmettere la cittadinanza ai propri discendenti, prima di essere un’attestazione di un diritto, è un’affermazione di parità e di dignità. Mi si consenta di dire che sono orgogliosa come donna per avere potuto, nel mio piccolo, concorrere per l’affermazione di un principio così importante.
Ripeto, un primo passo, un primo atto per onorare il patto con gli elettori. Spero che la situazione parlamentare si normalizzi al più presto per affrontare ie questioni che sono veramente a cuore dei cittadini.