Sulla Circoscrizione Estero il governo e le forze politiche parlino chiaro

L’indicazione di abolire la circoscrizione Estero a causa dell’imperfetto “funzionamento del voto degli italiani all’estero”, fatta ieri dal Ministro Quagliariello nell’ambito dell’informativa data alla Camera sulle riforme costituzionali, ricalca l’analogo passaggio contenuto nella relazione dei “saggi” presentata al Governo.

Già in occasione della presentazione della relazione abbiamo sottolineato come tra il giudizio critico sul funzionamento del voto per corrispondenza e l’abolizione della circoscrizione Estero vi sia un salto logico, giuridico e politico incolmabile. Se il sistema elettorale non ha funzionato in modo convincente, si metta mano alla legge sul voto e la si riformi in modo da renderla più rispondente alle necessità. Si tratta, tra l’altro, di una legge ordinaria sulla quale si può intervenire speditamente, giovandosi anche delle serie e meditate proposte di modifica già presentate nella scorsa legislatura, inspiegabilmente rimosse dal dibattito in corso.

La circoscrizione Estero, incardinata in Costituzione poco più di un decennio fa, risponde invece a diverse esigenze, quella di dare “effettività” al diritto di voto dei cittadini italiani all’estero, che per lungo tempo è stato una pura finzione giuridica, e quella di garantirne una rappresentanza autonoma e diretta.

L’ipotesi richiamata dal Ministro Quagliariello di “garantire comunque l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero” (ci mancherebbe altro!) e di prevedere “eventualmente, qualora il Senato fosse eletto direttamente, una rappresentanza al suo interno delle comunità degli italiani residenti all’estero” non risponde in alcun modo all’esigenza costituzionale di assicurare l’uguaglianza dei cittadini in una campo tanto delicato qual è quello riguardante i diritti di cittadinanza. La ricaduta del voto sulle circoscrizioni italiane è, infatti di difficilissima attuazione e non risponde all’esigenza di una rappresentanza diretta e l’esclusione degli eletti all’estero dalla Camera in un sistema monocamerale rappresenta nei fatti una discriminazione.

Quello che stupisce è che il Governo si sia limitato a riferire le indicazioni dei cosiddetti “saggi” appiattendosi sulle loro conclusioni, rinunciando a qualsiasi filtro di carattere politico-istituzionale ed eludendo una responsabilità che invece gli compete.
Milioni di cittadini italiani all’estero, a questo punto, hanno il diritto di sapere quale sia la posizione del Governo su queste cose e quali siano le posizioni di ciascun partito, ad iniziare da quelli che compongono l’attuale maggioranza. Se è vero che non si può stare in Chiesa a dispetto dei santi, è altrettanto vero che non si può richiedere a nessuno un consenso a scatola chiusa e che anche i santi hanno il dovere di dire dove vogliono arrivare.