Newsletter n. 3 – 4 febbraio 2014

L’annuncio degli “Stati Generali sulla lingua e la cultura italiana” sia sorretto da azioni e interventi coerenti

Il 29 gennaio, alla Farnesina, si è tenuto un evento promosso dal Sottosegretario Mario Giro, dedicato alla lingua e alla cultura italiana nel mondo: “Parliamone: l’italiano come risorsa”. Nel corso dell’incontro, che ha visto la partecipazione di alcuni testimonial quali Dacia Maraini, Serena Dandini, Tosca, Marino Sinibaldi, Fabio Cappelli, il Sottosegretario ha annunciato lo svolgimento per ottobre degli Stati generali della lingua e della cultura italiana all’estero. Assieme agli altri colleghi eletti all’estero del PD ho espresso questa valutazione dell’iniziativa.

L’evento promozionale sulla lingua e la cultura italiana che si è svolto alla Farnesina ha aperto il percorso che, da quanto ha affermato il Sottosegretario Mario Giro che l’ha organizzato, dovrà portare agli Stati Generali della lingua e della cultura italiana, da tenersi a ottobre.

Siamo da troppo tempo convinti che la lingua e la cultura siano parte integrante e fondamentale di una seria strategia di internazionalizzazione dell’Italia per non apprezzare ogni iniziativa che si proponga di valorizzare questo importante bene comune degli italiani per farne veramente un fattore di ripresa e di crescita, anche sul piano globale. Ma per la situazione in cui ci troviamo, questo potrà avvenire concretamente solo se agli annunci si accompagneranno azioni e interventi che favoriscano lo sviluppo di condizioni reali che consentano di raggiungere questo importante obiettivo.

E’ difficile che possa accadere, ad esempio, se non si recupera, almeno in parte, la caduta di oltre il 70% degli investimenti pubblici in questo campo ed è impossibile che possa succedere se si prosegue con la chiusura degli istituti di cultura, che sono i terminali della nostra offerta linguistico-culturale, per altro in attivo solo per i corsi di lingua di oltre 2,5 milioni di euro.

Noi facciamo nostre le parole che Dacia Maraini, una protagonista della vita culturale in Italia e all’estero ha pronunciato nel corso dell’incontro: “Chiudere gli istituti di cultura è un errore gravissimo che pagheremo per decenni”. E crediamo che si debba attentamente riflettere sul fatto che i personaggi che dovevano fare da contorno mediatico all’evento – Dacia Maraini, Serena Dandini, Tosca, Marino Sinibaldi, Fabio Cappelli – in realtà abbiano svolto interventi “politici”, consapevoli che senza dare un segno diverso alle azioni di governo per la lingua e la cultura italiana non solo c’è il rischio di non cogliere le opportunità che si presentano, ma addirittura di disperdere quanto si è costruito in lunghi anni di impegno. Una preoccupazione che non è stata taciuta dallo stesso Sottosegretario del MIUR Marco Rossi Doria, che ha fatto bene a ricordare che la linea di confine della nostra lingua va spostata in avanti anche in Italia con l’alfabetizzazione dei figli dei migranti, già oltre 830.000 nelle nostre scuole.

Ancora una volta sono risuonate invocazioni ad un maggiore coordinamento degli interventi fatti in questo settore da una pluralità di enti pubblici e privati. Questo è un classico terreno nel quale si tratta di passare dalle parole ai fatti. E’ da tempo che si afferma che la buona volontà, dopo decenni di frammentarietà e di parallelismi, non basta più. Lo stesso seminario del dicembre scorso organizzato presso il MAE ha indicato la strada di una riforma organica da perseguire secondo un modello di stampo europeo. Ecco, questo ci sembra un giusto e prioritario obiettivo da perseguire in vista degli Stati Generali, in modo che essi non si riducano a pura celebrazione, ma segnino un serio passo in avanti di un modo nuovo di proporre al mondo la lingua e la cultura italiana.

Importante risultato al senato per le detrazioni per carichi di famiglia. Buona premessa per una soluzione definitiva

Roma, 30 gennaio 2014

“Desideriamo condividere la soddisfazione dei colleghi eletti all’estero del Senato per l’importante risultato che hanno raggiunto di estendere anche al 2014 le detrazioni per carichi di famiglia dei lavoratori impiegati all’estero ma contribuenti in Italia. L’emendamento al Milleproroghe, firmato dal Senatore Di Biagio e dagli altri colleghi, sana una situazione veramente inaccettabile, quella di lavoratori che pagano le tasse in Italia, come tutti gli altri cittadini, e che invece si vedono esclusi da un legittimo beneficio riconosciuto agli altri lavoratori.
In occasione dell’esame della legge di Stabilità, avevamo posto il problema alla Camera, come negli anni passati, ma non era stato possibile risolverlo. In Senato, invece, si è colta l’occasione di un provvedimento più adatto alla materia e si è fatta giustizia. Di questo, ripetiamo, va dato atto ai nostri colleghi eletti all’estero e al Governo, che si è reso disponibile a favorire una soluzione sacrosanta.
Poiché, su altri tavoli, si sta discutendo della sopravvivenza della circoscrizione Estero, questo ci sembra un esempio concreto di come essa sia utile, anzi indispensabile per tutelare i diritti di questi cittadini che solo per il fatto di vivere all’estero non sono meno cittadini degli altri.
Ora, anche se siamo tutti consapevoli delle persistenti difficoltà di ordine finanziario, è tempo che si trovi una soluzione organica e permanente a questo problema, senza passare per le fibrillazioni delle proroghe anno per anno. Nel passaggio al Senato sono state poste buone premesse e confidiamo che dalla collaborazione di tutti gli eletti all’estero e da un positivo dialogo con il Governo si possa arrivare ad un risultato equo ed atteso”.

I Deputati del PD eletti all’estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta

Tasse sulla casa degli emigrati: i deputati del PD estero chiedono all’ANCI di applicare le riduzioni

Roma, 24 gennaio 2014

Troppe, ingiuste e irragionevoli sono le imposte sulla casa posseduta in Italia dai cittadini italiani residenti all’estero. E’ quanto sostengono in una lettera inviata a Piero Fassino, presidente dell’ANCI, i deputati del PD Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca e Fabio Porta. I cinque deputati eletti nella Circoscrizione Estero chiedono infatti all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani di applicare, come previsto dalla legge di stabilità del 2014, esenzioni, riduzioni e detrazioni a favore degli emigrati.

L’iniziativa dei deputati del PD è abbinata alla prossima audizione dell’ANCI che sarà convocata dal “Comitato permanente Italiani nel mondo e per la promozione del sistema Paese” per discutere proprio delle imposte sugli immobili posseduti in Italia dai nostri connazionali.

I cinque deputati scrivono al presidente Piero Fassino che la questione del pagamento di IMU, Tari e Tasi è molto avvertita dai nostri connazionali e che necessita di una equa e indifferibile soluzione. Porta, Farina, Fedi, Garavini, La Marca rimarcano nella lettera che per motivi di ragionevolezza ed equità le imposte che i cittadini italiani residenti all’estero devono pagare sugli immobili posseduti in Italia e non locati, debbano essere commisurate alla natura e al valore dei servizi erogati dai comuni italiani. Servizi di cui oggettivamente solo in parte fruiscono i nostri connazionali poiché occupano l’immobile posseduto in Italia solo per brevi periodi di permanenza e, per lo stesso motivo, usufruiscono solo limitatamente dei cosiddetti servizi indivisibili (illuminazione, viabilità, etc.).

I deputati del PD ricordano che la legge di stabilità per il 2014 ha introdotto la IUC e ha delegato ai comuni italiani la possibilità di introdurre esenzioni, agevolazioni e riduzioni fiscali a favore dei cittadini italiani residenti all’estero proprietari di immobili in Italia. In particolare, la componente della IUC riferita ai servizi, si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’eventuale utilizzatore dell’immobile, e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

Il legislatore ha opportunamente previsto che:
a) nel caso della TARI, il comune, nel rispetto del principio «chi inquina paga», sancito dall’articolo 14 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti; esso, inoltre, può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni anche nel caso di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
b) nel caso della TASI, il comune può prevedere riduzioni ed esenzioni nel caso di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero.

Per ciò che riguarda l’IMU, sottolineano i cinque deputati – la legge di stabilità prevede che i comuni possono considerare direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata; per l’anno 2014, essa attribuisce ai comuni un contributo di 500 milioni di euro finalizzato a finanziare le eventuali detrazioni dalla TASI. Tali risorse, comunque, possono essere utilizzate dai comuni anche per finanziare detrazioni in favore dei cittadini italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE),

I deputati, inoltre, richiamano che dal 1993 fino al 2011 – per ben 18 anni – la casa posseduta in Italia dai cittadini italiani residenti all’estero è stata sempre equiparata dalla legge italiana ad abitazione principale. Ora, invece, i nostri connazionali rischiano, se i comuni decidessero di non deliberare esenzioni o riduzioni fiscali a loro favore, di dover pagare sia l’IMU, con le aliquote più elevate per la “seconda casa”, sia la TARI, per rifiuti che non producono, che la TASI, per servizi che non fruiscono.

Porta, Farina, Fedi, Garavini e La Marca concludono la lettera con una esortazione “crediamo che sia opportuno e politicamente rilevante, oltre che equanime, che l’ANCI dia un forte segnale verso “l’altra Italia” (quasi 5 milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE!) sollecitando i comuni associati, nel rispetto dell’autonomia politica e finanziaria di ciascuno di loro, a prevedere, nei prossimi regolamenti e delibere da adottare, l’introduzione di criteri di determinazione delle tariffe e della disciplina delle esenzioni e/o riduzioni del pagamento delle imposte comunali relative all’IMU, alla TARI e alla TASI, che vengano incontro alle giuste richieste delle nostre collettività emigrate”.

L’accordo Italia-USA rende più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo

Roma, 22 gennaio 2014

La deputata Francesca La Marca è intervenuta nella Commissione Esteri della Camera sulla ratifica dell’accordo tra il Governo italiano e quello degli Stati Uniti sul rafforzamento della prevenzione e della lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Il provvedimento ratifica l’accordo tra i due Governi stipulato a Roma nel 2009 e consente lo scambio di dati personali che possano facilitare le azioni di contrasto ai fenomeni più gravi di criminalità.

“Si tratta di un provvedimento che toccando due aspetti di grande sensibilità, quali la sicurezza delle persone e la tutela della privacy, riveste una grande importanza non solo nel rapporto tra Stati ma anche per gli interessi dei cittadini”, ha dichiarato l’on. La Marca.

“Nel passaggio al Senato si è cercato di venire incontro ad alcuni aspetti delicati, soprattutto per quanto riguarda la tutela e il rispetto della privacy nella gestione dei dati personali. Le tutele introdotte, volte a fissare un termine per l’emanazione dei decreti di attuazione del codice di protezione dei dati personali e a stabilire tempi e procedure per il trattamento dei dati, sembrano una cautela sufficiente per dissipare le ombre che si erano addensate.

Voglio esprimere a questo proposito anche la mia soddisfazione di eletta nella ripartizione del Nord e Centro America – ha aggiunto Francesca La Marca – per un atto che consente di contrastare un radicato stereotipo che ha portato nel passato ad accostare gli italiani alla criminalità. Il fatto che l’Italia si dimostri aperta e pronta ad una piena collaborazione in questo campo contribuisce a diluire pregiudizi e distorsioni.

Oggi la criminalità organizzata si è molto trasformata rispetto al passato e si è globalizzata, radicandosi in realtà che ne sembravano immuni. Ad essa si è affiancato una minaccia non meno grave, come quella del terrorismo, che in passato ha scelto proprio gli Stati Uniti come il suo teatro più sanguinoso. E’ indispensabile, dunque, la collaborazione a livello internazionale.

Mi sembra che l’Accordo che la Camera si appresta a ratificare rafforzi utilmente gli strumenti operativi tramite la cooperazione tra i due Paesi, ricorrendo alle più efficaci e sofisticate tecnologie, ma anche disegnando il perimetro di legalità entro il quale le azioni di prevenzione e contrasto devono essere realizzate.

Credo, dunque, che sia fondata la speranza di poter consegnare con questo atto alle forze di polizia dei due Stati uno strumento incisivo di tutela della sicurezza e della legalità, a beneficio dei cittadini americani e di quelli italiani”.

Incoraggianti segnali dalla visita di Letta in Messico

Roma, 15 gennaio 2014

“Non si può che apprezzare l’impegno che il Presidente Letta sta mettendo nel rilanciare relazioni politiche, economiche, commerciali e culturali con Paesi che in questa fase di stagnazione possono diventare soggetti trainanti per la ripresa dell’Italia.

Prima il Canada, dove un Presidente del Consiglio italiano non si recava da diversi anni, poi il faccia a faccia con Obama, nei giorni scorsi il Messico, dove un nostro Presidente mancava addirittura da un quarto di secolo. Naturalmente, non si è trattato di dimenticanza o trascuratezza, ma del fatto che il Messico, è stato per lungo tempo sottovalutato quando si presentava con i tratti di un Paese sottosviluppato e in preda a seri problemi di sicurezza interna, mentre è diventato un interlocutore interessantissimo a seguito del processo di trasformazione profonda che sta vivendo.

Per il Messico, infatti, si prevede una crescita media annua per i prossimi 4 anni di circa il 7% e un export di 4,6 miliardi di euro l’anno: cifre da capogiro per un Paese come il nostro, impegnato ad agganciare una ripresa che solo ora sembra compiere i primi timidi passi. Non è un caso che il Messico sia diventato il capofila del Mint, l’organizzazione di Paesi con forti dinamiche evolutive nel mercato globale, che comprende anche la Nigeria, l’Indonesia e la Turchia e che ha affiancato il gruppo di Paesi del Bric che, come il Brasile, la Russia, la Cina, l’India e il Sud Africa, stanno assumendo a livello mondiale un ruolo sempre più penetrante.

La missione di Letta, che ha fruttato la firma di alcuni importanti accordi bilaterali, si è svolta soprattutto in ambito imprenditoriale, oltre che nel naturale solco istituzionale. Le riforme che la giovane classe dirigente messicana ha adottato per i prossimi anni apriranno una serie di possibilità, soprattutto nel settore energetico, rispetto alle quali l’Italia fa bene a prepararsi per tempo. La cosa significativa per noi, comunque, è che le nostre grandi imprese, ad iniziare da ENEL e FINMECCANICA, non solo cercano di cogliere delle opportunità, ma hanno anche parecchio da offrire in termini di tecnologia, ricerca, sistemi di gestione. In più, anche dal Messico, come da altre parti del mondo, si guarda all’esperienza delle nostre piccole e medie imprese come a un modello da imitare e da perseguire. In un momento difficile come questo, fa bene pensare che l’Italia in campo internazionale ha ancora importanti carte da giocare e che con un po’ più di fiducia nei propri mezzi e un po’ più di determinazione, quella che Letta sta mettendo nei sui contatti internazionali, si può risalire la china.
In Messico vi sono molte imprese dove c’è l’impronta italiana, pare più di 1400, ma non ci sono solo le imprese. Ci sono tanti altri italiani che svolgono importanti attività sociali, culturali, artistiche e della più varia natura. Nel programma del Presidente del Consiglio non c’è stato un vero e proprio momento comunitario, probabilmente per le urgenze politiche che hanno richiamato Letta in Italia, ma la nostra attenzione va rivolta anche a loro. In questi giorni, infatti, ho sollecitato il Ministro degli Esteri ad avviare i negoziati per la stipula dell’accordo di sicurezza sociale con il Messico per regolare meglio una serie di questioni di stretta rilevanza per tanti lavoratori. Imprese e comunità sono i punti di forza della nostra proiezione internazionale. Quanto più la saldatura sarà forte, tanto più l’Italia ne potrà trarre vantaggio”.

Basta discriminazioni, il governo deve stipulare l’accordo con il Messico sulle pensioni

Roma, 17 gennaio 2014

Discriminati e abbandonati, così si sentono i cittadini italiani residenti in Messico o rientrati in Italia dopo un periodo di emigrazione in quel Paese, che mi scrivono e mi chiamano per chiedermi di incalzare Governo e Parlamento italiani al fine di pervenire finalmente alla stipula della convenzione di sicurezza sociale tra i due Paesi.

Ho presentato in questi giorni un’interrogazione ai ministeri competenti per sensibilizzarli su questa questione che è una delle più sentite dai nostri connazionali che vivono in Messico (o che sono rientrati in Italia) e dai tanti cittadini messicani che vivono in Italia.

Nella mia interrogazione stigmatizzo che in effetti da anni è sospesa l’attività dello Stato italiano per garantire ai cittadini italiani residenti all’estero una adeguata tutela socio-previdenziale in regime internazionale. Fino agli anni 2000 l’Italia aveva assicurato un buon livello di tutela ai lavoratori emigrati all’estero con la stipula di numerose convenzioni multilaterali e bilaterali di sicurezza sociale.

Tuttavia il sistema di tutela previdenziale in regime internazionale costruito nel corso degli anni dall’Italia non è purtroppo completo, perché numerosi Paesi di emigrazione italiana sono rimasti esclusi come il Messico dove risiedono quasi 15.000 cittadini italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e un numero elevato di cittadini non ancora iscritti tra i quali molti giovani recentemente emigrati dall’Italia. Sono altresì residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno quasi 6.000 cittadini messicani e migliaia di ex emigrati italiani in Messico rientrati nel territorio della nostra Repubblica.

La stipula di un accordo di sicurezza sociale con il Messico consentirebbe ai lavoratori italiani i quali possono far valere contributi previdenziali in Messico e in Italia e che, per varie ragioni, al compimento dell’età pensionabile non sono in grado di maturare un diritto previdenziale autonomo per insufficienza contributiva, di attivare il meccanismo della totalizzazione dei contributi versati nei due Paesi contraenti e perfezionare così il diritto a un pro-rata (quota parte di pensione) e quindi di utilizzare proficuamente contributi che altrimenti rimarrebbero inutilizzati.

La consistenza della presenza di cittadini italiani in Messico e di cittadini messicani in Italia privi di tutela previdenziale in convenzione, impone, se lo si ritiene un dovere di un Paese civile, la stipula di una convenzione bilaterale di sicurezza sociale che tuteli adeguatamente questi lavoratori nell’ambito socio-previdenziale, anche per evitare che i lavoratori immigrati in Italia rappresentino un onere per il nostro Stato, richiedendo all’Inps, al compimento dell’età prevista, l’erogazione dell’assegno sociale che dovrà essere concesso in mancanza di una prestazione erogata dal Paese di provenienza.

Ho evidenziato nella mia interrogazione che sono numerose e pressanti le richieste di questi cittadini privi di tutela e a rischio di non poter utilizzare i contributi versati sia in Italia che in Messico ai fini del perfezionamento di un diritto previdenziale, e ho chiesto che il Governo italiano si adoperi per assicurare loro gli stessi diritti garantiti ai lavoratori italiani emigrati in Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela o in altri Paesi di emigrazione italiana con i quali l’Italia ha già stipulato un accordo bilaterale di sicurezza sociale.

Nella passata legislatura il Ministero del lavoro e delle politiche sociali aveva evidenziato come la tematica della sicurezza sociale negli accordi internazionali è stata oggetto di approfondite analisi anche a livello interministeriale (Ministero degli affari esteri, Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero della salute, Inps) ove sarebbero emerse alcune problematiche di complessa soluzione che riguardano, in particolare, la difficoltà nel quantificare con certezza tutti gli oneri finanziari derivanti da tali atti internazionali e la relativa incidenza sul bilancio dello Stato.

Ma in realtà, come rilevato dagli stessi ministeri competenti, i benefici che deriverebbero dalla vigenza di un accordo di sicurezza sociale con il Messico sarebbero fruiti non solo dai lavoratori ora privi di tutela ma anche dalle imprese italiane che sono interessate ad evitare la doppia contribuzione (in Italia e all’estero) al fine di migliorare la propria competitività sul piano internazionale rispetto alle imprese di altri Paesi che invece beneficiano di analoghe convenzioni;
Insomma dalla vigenza di un accordo con il Messico in materia di sicurezza sociale deriverebbero benefici, in termini di reciprocità, calcolabili sotto il profilo della tutela previdenziale dei lavoratori, nonché di aumento dei redditi e della competitività delle imprese.

Quali servizi il MAE assicura agli italiani della circoscrizione di Santo Domingo?

Roma, 10 gennaio 2014

Nelle decisioni “natalizie” riguardanti l’ultima tornata di chiusure di ambasciate, consolati, sportelli consolari e istituti di cultura sono state coinvolte ancora una volta decine di nostre comunità, di varia dimensione e di diverso peso geopolitico. Quelle più consistenti spesso hanno modo di farsi ascoltare e di poter pesare sulle decisioni, quelle più periferiche rischiano di rimanere ai margini.

Poiché questo non è giusto sotto un profilo di principio e di rispetto dei diritti dei cittadini, dopo avere già ricordato l’errore commesso nel decretare la chiusura dell’istituto di cultura di Vancouver e quello non meno grande che ha riguardato il consolato di Newark, desidero richiamare l’attenzione del Governo, e del Ministro degli Esteri in particolare, su un’altra decisione sbagliata relativa a un’area importante, ma tradizionalmente trascurata: la chiusura dell’Ambasciata di Santo Domingo, che è al servizio anche di diverse isole caraibiche, come Giamaica, Antigua e le Bermuda.

Lo faccio non con la solita interrogazione di cui già si conosce l’esito e che per questo spesso serve solo, come si dice, a salvarsi l’anima, ma rivolgendomi direttamente e pubblicamente al Ministro degli Esteri e ai funzionari che hanno preparato una tale decisione.

Nella Repubblica Dominicana, anche se gli iscritti all’AIRE sono circa diecimila, il numero di italiani che vi risiede è cinque volte maggiore e nell’intera Circoscrizione di Santo Domingo di connazionali ne girano per motivi turistici e altro molti di più. Il problema vero, allora, è: quale tipo di servizio e di assistenza lo stato italiano pensa di potere assicurare a chi vi risiede stabilmente e a chi frequenta quell’area per diversi motivi?
Il sistema di chiudere è troppo facile, sta diventando la chiave di un sistema di pura contabilità le cui passività sono messe tutte a carico dei cittadini.

E’ necessario, invece, partire da loro e dai loro problemi, per cui dica il Ministero degli Esteri come intende coprire quella realtà e che cosa intende fare per assicurare una presenza funzionale e dignitosa del nostro Paese. Altrimenti, trovi il modo di ritornare responsabilmente sui propri passi, in questo come in altri casi precedenti, a partire da Newark.

Maggiore rispetto dal governo canadese e più scambi turistici tra due paesi amici

La rappresentazione dell’Italia che risulta dagli avvertimenti dati dal Governo canadese a chi voglia visitare l’Italia è veramente caricaturale, eccessiva, sgradevole. Il fatto che casi sporadici di delinquenza minore vengano elencati come tratti strutturali e diffusi della società italiana, una specie di perverso labirinto dove l’ignaro turista è destinato inesorabilmente a perdersi, subendone le più gravi conseguenze, dal borseggio all’attacco armato, compone un disegno irreale, inaccettabile e tendenzialmente offensivo.

Quando sono a Roma, vivo in una zona adiacente al Parlamento, frequentata quotidianamente da migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo, e posso testimoniare che finora non mi è mai capitato di assistere ad una sola delle situazioni che nel sito vengono indicate.

Una vera scivolata per un Paese che ha con l’Italia profondi rapporti di amicizia, di collaborazione e di scambio. Uno schiaffo in faccia alle centinaia di migliaia di italiani di nascita e di origine che in Canada si sono insediati, si sono integrati e hanno contribuito con il loro lavoro a fare diventare il loro nuovo Paese più progredito e più sviluppato. Dando prova di senso della legalità e di rispetto delle regole di convivenza nella società nella quale hanno ricostruito la loro vita e quella dei loro figli e nipoti.

Ringrazio veramente il Direttore Veronesi per avere pubblicamente segnalato questo caso e posto le basi per un chiarimento di fondo, così come apprezzo l’iniziativa dell’Ambasciatore Cornado di avere richiesto la rimozione di questo quadro infamante dal sito ufficiale del Governo canadese, anticipando la richiesta che stavo preparando al Governo italiano con un’apposita interrogazione.

E’ giusto che il Governo canadese si preoccupi dell’incolumità dei propri cittadini, mettendoli in guardia da possibili pericoli, ma è altrettanto giusto che questo avvenga senza buttare fango sull’immagine di Paesi amici, ma con consigli più misurati e realistici.

Mi auguro che questo imbarazzante passaggio sia l’occasione per condividere una misura più rispettosa dei rapporti reciproci e per promuovere, e non frenare, il flusso di scambi turistici tra i due Paesi, che vanno incrementati a beneficio della qualità della vita e della cultura dei loro cittadini.

Francesca La Marca

SEGNALAZIONI

Il Premio Canada-Italia per l’Innovazione

E’ un’iniziativa dell’Ambasciata del Canada in Italia che mira a rafforzare i legami tra i due paesi in materia di Innovazione. Il Premio è rivolto a ricercatori, scienziati e innovatori italiani interessati a sviluppare e approfondire le proprie ricerche con colleghi e omologhi canadesi in ambiti e settori ritenuti prioritari dal Governo del Canada.

Call for proposals: Canada-Italy Innovation Award 2014
Premio Canada-Italia per l’Innovazione 2014

XV edizione del Premio Letterario Giovanile Sicilia Mondo 2014

Il concorso è riservato ai giovani siciliani (tra i 18 ed i 35 anni) residenti all’estero, figli e nipoti di siciliani.

La globalizzazione ha sdoganato la comunicazione consentendo ai giovani di tutto il mondo, via skype, facebook ed altro, di navigare, conoscersi e confrontarsi sulla quotidianità ma anche su progetti riguardanti il futuro.
“In questo confronto, quanto ti aiuta la identità italiana, la formazione scolastica ed educativa e quali le riflessioni ed i punti di incontro sulla società di oggi e sul suo futuro?”
Questo il tema del XV Premio Letterario Giovanile Sicilia Mondo per il 2014.

REQUISITI DEL CONCORSO
Il concorso è riservato ai giovani siciliani (tra i 18 ed i 35 anni) residenti all’estero, figli e nipoti di siciliani.
TESTO – Il testo deve essere in lingua italiana, della lunghezza minima di 2 cartelle a quella massima di 15, di 30 righe e per un massimo di 60 battute dattiloscritte.
NUMERO COPIE – I concorrenti devono inviare due copie in busta chiusa, di cui una contenente nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, numero di telefono, e-mail, la dichiarazione di essere figlio o nipote di siciliani accompagnata da una foto. Il concorso non prevede alcuna quota di partecipazione.
SPEDIZIONE – Gli elaborati devono pervenire entro il 31 maggio 2014 a “Sicilia Mondo”, Via Renato Imbriani, 253 – 95128 Catania. I lavori inviati non saranno restituiti.
PREMI
Al 1° classificato: Viaggio e ospitalità di 5 gg. in Sicilia e targa ricordo;
Al 2° classificato: Una collana di libri e targa ricordo.
PREMIAZIONE – Avverrà a Catania a data da destinarsi.
RISULTATI – I risultati saranno resi noti tramite corrispondenza e-mail e attraverso la stampa.